Il territorio torna al centro della progettazione

Che tu lavori nella sostenibilità aziendale, nel turismo o in un ente pubblico, nel 2026 sarà sempre più difficile affrontare le sfide ambientali senza partire dal territorio. Comunità locali, ecosistemi, filiere produttive e infrastrutture diventano la dimensione concreta entro cui leggere impatti, rischi e opportunità legati al clima, alla biodiversità e alle risorse naturali.
In questo anno vedremo crescere l’attenzione verso il ruolo dei territori come unità di gestione per temi chiave della sostenibilità ambientale: conservazione degli ecosistemi, la gestione delle risorse idriche e delle filiere alimentari, lo sviluppo di soluzioni per affrontare le vulnerabilità dei territori e le conseguenti azioni di adattamento. Insomma, un ritorno al vecchio slogan “Think globally, act locally”, ma in un contesto meno ideologico, più maturo nelle conoscenze e negli strumenti e inserito in un panorama geopolitico ben differente.
Cosa abbiamo imparato dal 2025?
Il 2025 è stato un anno particolarmente intenso per chi si occupa di sostenibilità ambientale. Nelle ultime settimane abbiamo assistito all’approvazione definitiva del pacchetto Omnibus I, che ha ridimensionato e semplificato in modo significativo la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) e la Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD), e al rinvio di un ulteriore anno dello European Regulation on Deforestation-free Products (EUDR).
Allo stesso tempo, la crescente instabilità economica e geopolitica ha spinto le istituzioni europee a riorientare le priorità politiche e finanziarie verso l’autosufficienza energetica e delle materie prime, insieme a sicurezza e difesa, come dimostrato dal piano ReArm Europe. In questo contesto, la transizione energetica ed ecologica deve essere affrontata con la chiave di lettura della competitività.
Questi cambiamenti non riguardano solo il quadro normativo. Il mercato sta evolvendo in modo strutturale, adottando una visione più pragmatica delle questioni ambientali: clima, biodiversità e risorse naturali non sono più ambiti separati, ma fattori che incidono direttamente su rischi operativi, continuità del business e decisioni strategiche.
Questo pragmatismo si riflette nella pubblicazione, da parte delle istituzioni europee, della Water Resilience Strategy e della Bioeconomy Strategy: due ambiti chiave sia per la sostenibilità sia per la competitività dell’Unione. Segno di un indirizzo politico che punta a sostenere settori capaci di generare benefici ambientali e crescita economica, evitando di aumentare la complessità e la burocrazia.
Nei trend 2025 ci eravamo concentrati sull’economia Nature Positive. Nel 2026 questo percorso entra in una fase più matura: meno dichiarazioni di principio, più attenzione a territorio, acqua, biodiversità e azione collettiva, con una cooperazione più stretta tra settore pubblico e privato e una comunicazione più orientata ad affrontare le vulnerabilità di città, infrastrutture e imprese.

Water Stewardship: una gestione strategica dell’acqua
Ambiente, economia, sicurezza alimentare ed energetica e qualità della vita dipendono da un approvvigionamento idrico stabile e di qualità. La gestione dell’acqua (water stewardship) è ormai un elemento centrale delle politiche europee, come dimostra la pubblicazione nel 2025 della European Water Resilience Strategy.
L’Europa è il continente che si riscalda più rapidamente: secondo lo European State of the Climate 2024, l’aumento della temperatura media europea rispetto al periodo preindustriale è pari a +2,4 °C, contro una media globale di +1,3 °C. Questo si traduce in un aumento della frequenza e dell’intensità di eventi estremi: siccità prolungate, alluvioni, ondate di calore e incendi, le cui conseguenze ricadono sull’economia reale dei paesi. In Italia, ad esempio, il 34,8% delle imprese manifatturiere, circa 1 su 3, si trova in aree ad alta vulnerabilità idrogeologica, cioè sono esposte a pericoli significativi come frane e alluvioni. (Banca d’Italia, 2022). In Europa invece, il 12% della rete fluviale ha superato la soglia di alluvione “grave” e il 30% quella “elevata”. Le conseguenze sono dirette: impatti sulla salute, interruzioni dell’approvvigionamento idrico ed energetico, perdite economiche per le imprese e l’agricoltura.
Anche per le imprese l’acqua diventerà centrale nelle strategie di sostenibilità ambientale. Questa risorsa è infatti un fattore di rischio e continuità operativa che dipende dal contesto di bacino (disponibilità, qualità, competizione tra usi, governance, ecosistemi) e la sua gestione richiede un approccio integrato e collaborazione con enti del territorio coinvolti. In questo contesto, standard come lo standard AWS, un framework globale per comprendere uso/impatti e lavorare in modo collaborativo e trasparente per la gestione sostenibile dell’acqua in un contesto di catchment/bacino, o il CEO Water Mandate, che definisce un quadro di azione collettiva per avviare iniziative di coinvolgimento del settore privato nel raggiungimento degli obiettivi di gestione dell’acqua a scala di bacino, assumeranno maggiore valore.
Nel 2026 ci aspettiamo:
- Più progetti di water stewardship su bacini idrografici e collaborazione territoriale;
- analisi su rischi idrici e dipendenze a scala di bacino (quantità/qualità/ecosistemi);
- attivazione di partnership multi-attore (utility, consorzi, imprese, PA, comunità);
- un maggiore collegamento tra interventi tecnici e benefici condivisi (ambientali e sociali) misurabili.
- un interesse crescente del settore privato per gli AWS Standards e CEO Water Mandate;
- una maggiore centralità della resilienza idrica nelle politiche europee e nazionali;
- l’avvio operativo della European Water Resilience Strategy;
GESTIRE I PROPRI IMPATTI E DIPENDENZE IDRICHE: SANPELLEGRINO E IL PROGETTO DI RIQUALIFICAZIONE DELLE AREE UMIDE DELL’OASI DI GABBIANELLO
Abbiamo affiancato il Gruppo Sanpellegrino nella gestione delle proprie risorse idriche strategiche attraverso un progetto di rigenerazione delle zone umide dell’Oasi di Gabbianello, nel Comune di Barberino di Mugello, luogo dove si trova la fonte dell’AcquaPanna. L’intervento ha risposto a una progressiva degradazione degli ecosistemi di acqua dolce dovuta a canalizzazioni, drenaggi agricoli e frammentazione fluviale.
Il progetto ha previsto:
- l’estensione dell’area allagata (+40%);
- l’efficientamento della presa dal torrente Tavaiano;
- il controllo dei sedimenti;
- interventi di riforestazione e fruizione responsabile;
- azioni mirate per anfibi e avifauna lungo la rotta migratoria tirrenica.
SANPELLEGRINO E IL PROGETTO PER RESTITUIRE ACQUA E VITA ALLA FALDA DEL BRENTA
Stiamo supportando Sanpellegrino anche nella realizzazione di un sistema innovativo di ricarica della falda del Brenta, presso Bosco Limite, bosco multifunzionale di proprietà di Etifor. Il progetto prevede due bacini: uno di pre-filtrazione vegetata e uno di infiltrazione diretta nella falda.
Qui applichiamo lo standard AWS e i metodi del World Resources Institute, come il Volumetric Water Benefit Accounting (VWBA), per misurare e valorizzare i benefici idrici generati a scala territoriale.

Gestione delle destinazioni turistiche, overtourism e certificazione GSTC
Il turismo è uno dei settori in cui il rapporto tra territorio e comunità è più evidente. In molte città europee, in montagna e nelle località costiere, l’overtourism sta generando pressione su servizi, infrastrutture, ecosistemi e qualità della vita dei residenti, con effetti anche sulla qualità dell’esperienza turistica.
Nel 2026 ci aspettiamo un cambio di prospettiva: il turismo non più come settore isolato, ma come sistema socio-culturale interconnesso con agricoltura, artigianato, logistica, ambiente e servizi. Passando a un modello che dà priorità al ripristino e alla cura dell’ecosistema, il turismo può diventare una forza di rigenerazione anziché di esaurimento. Ciò richiede un approccio olistico alla gestione e alla cura delle destinazioni per mantenere l’equilibrio all’interno di questo sistema tra: patrimonio territoriale, patrimonio economico, patrimonio umano, culturale e sociale.
In questo contesto, la certificazione GSTC offre un linguaggio comune e uno strumento concreto per rafforzare governance, credibilità e capacità di pianificazione per destinazioni e strutture che scelgono la sostenibilità.
Nel 2026 ci aspettiamo:
- un passaggio da politiche settoriali a modelli di gestione integrata delle destinazioni;
- una maggiore attenzione alla relazione tra turismo e comunità residente;
- una diffusione più ampia di sistemi di gestione sostenibile verificati;
- un aumento delle destinazioni e strutture certificate GSTC.
SIENA, LA PRIMA CITTÀ D’ARTE CERTIFICATA GSTC®
Etifor ha accompagnato il Comune di Siena nel percorso che ha portato, nel 2023, alla certificazione GSTC®. Il lavoro ha incluso analisi territoriali, coinvolgimento degli stakeholder, formazione degli operatori pubblici e privati e definizione di azioni di miglioramento continuo. Un esempio concreto di come anche le città d’arte possano governare il turismo in modo più equilibrato e responsabile.

Dal site-specific all’approccio landscape
Sempre più spesso, i progetti di sostenibilità dimostrano i loro limiti quando restano confinati a singoli siti o interventi puntuali. L’approccio landscape consente invece una gestione coordinata di risorse come acqua e biodiversità, che non possono essere gestiti considerando esclusivamente i confini amministrativi. Lavorare a scala paesaggistica significa integrare fattori ecologici, sociali, culturali ed economici, creando equilibrio tra usi diversi del territorio e favorendo la resilienza dei sistemi locali.
Nel 2026 ci aspettiamo:
- una diffusione di progetti basati su governance territoriale integrata;
- un ruolo più rilevante delle Regioni come attori di coordinamento;
- una maggiore collaborazione pubblico-privato su larga scala;
- interventi progettati sulle connessioni ecosistemiche.
REGIONE LOMBARDIA E LA CONSERVAZIONE DI 12 PARCHI REGIONALI ATTRAVERSO IL PROGETTO BIOCLIMA
Dal 2022 al 2024 abbiamo affiancato Regione Lombardia nel progetto BioClima, un modello innovativo pubblico-privato per la conservazione della biodiversità e il contrasto al cambiamento climatico. Il progetto ha coinvolto oltre 20 enti pubblici, 100 aziende private e 4.000 cittadini, sostenendo 12 parchi regionali.
Il progetto ha portato a 5,85 milioni di euro di investimenti; 66.000 nuovi alberi messi a dimora; 300 ettari di foreste migliorate; ripristino di zone umide, corridoi ecologici e habitat Natura 2000; certificazione FSC di 4.635 ettari.

Bioeconomia e servizi ecosistemici di provvigione
Nel novembre 2025 la Commissione europea ha presentato la nuova strategia sulla bioeconomia, riconoscendola come settore strategico per la resilienza economica dell’Unione. La bioeconomia utilizza risorse biologiche rinnovabili (come terra, mare, scarti) per produrre beni, servizi ed energia, riducendo la dipendenza da fonti fossili.
Nel 2026 il tema centrale non sarà solo la produzione, ma la gestione sostenibile delle risorse di provvigione: acqua, legno, biomasse, commodities agricole. Risorse fondamentali per lo sviluppo economico, ma fortemente dipendenti dallo stato degli ecosistemi. La sfida sarà quella di conciliare la bioeconomia con l’economia circolare, promuovendo un consumo più qualitativo che quantitativo.
Nel 2026 ci aspettiamo:
- maggiore attenzione alle filiere territoriali legnose e non legnose;
- integrazione tra bioeconomia e tutela degli ecosistemi;
- strategie che affianchino efficienza e sufficienza nell’uso delle risorse;
- una lettura più matura del valore economico dei servizi ecosistemici.
WOOD4LIFE: STOCCARE IL CARBONIO NEI PRODOTTI LEGNOSI, DALLE FORESTE AI PRODOTTI SOSTENIBILI
WOOD4LIFE è un progetto cofinanziato dall’Unione europea che ha l’obiettivo generale di proporre strumenti e modelli di business per riattivare la filiera forestale e rafforzare il suo ruolo centrale nella mitigazione dei cambiamenti climatici attraverso la capacità di sequestro del carbonio e la fornitura di materiali a minore intensità di gas serra, in linea con la Carbon Farming Initiative. Stiamo realizzando questo progetto in alcune foreste produttive di Castilla-La Mancha, in Spagna, per migliorare il sequestro del carbonio, la conservazione della biodiversità e la produzione di legno per rifornire le industrie di prodotti di lunga durata a base di legno, come il settore delle costruzioni.
Etifor, come partner di progetto, si occupa di caratterizzare la filiera di 3 prodotti semi-finiti a base legno e di sviluppare strumenti e metodologie per creare meccanismi di blended-finance sostenibile che permettano al settore privato di contribuire ad azioni di mitigazione del cambiamento climatico e agli attori coinvolti di essere remunerati per le attività che portano avanti.
Conclusione
Il 2026 premierà chi smette di cercare “soluzioni universali” e inizia a lavorare sulle specificità del territorio: bacini, destinazioni, paesaggi e filiere, collaborando con enti pubblici, settore privato e cittadinanza. È lì che si costruisce resilienza. Ed è lì che gli impatti diventano misurabili, governabili, condivisi.
Etifor può affiancare aziende e istituzioni nel passaggio da iniziative isolate a percorsi territoriali strutturati: dall’acqua al turismo, dalle Nature-based Solutions alla bioeconomia e ai servizi ecosistemici, con approcci scientifici e standard riconosciuti.