In Italia i boschi crescono il doppio di quanto vengono utilizzati: un’opportunità che può fare del legno la chiave della decarbonizzazione dell’edilizia.

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Nicola AndrighettoForest Products ScientistEtifor
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Edilizia ecosostenibile: perché il legno è la chiave della bioeconomia forestale

In Italia i boschi crescono il doppio di quanto vengono utilizzati, mentre il settore edilizio italiano, come il resto della filiera legno italiana, continua a importare la maggior parte del legname che utilizza. Un paradosso che pesa sulla bioeconomia italiana, ma che nasconde anche un’opportunità enorme: se gestita meglio, la filiera forestale potrebbe diventare un pilastro della decarbonizzazione dell’intera economia italiana, grazie in particolare al ruolo che il legno può avere nel settore edilizio e con il sostegno di normative come il carbon farming e il nuovo Piano Casa.

Cos’è l’edilizia ecosostenibile

La definizione di edilizia ecosostenibile include l’insieme delle pratiche di progettazione, costruzione e gestione degli edifici pensate per minimizzare l’impatto ambientale, dall’estrazione delle materie prime alla fine vita del fabbricato. Comprende l’efficienza energetica, la scelta di materiali a basso impatto e la qualità degli ambienti interni.

C’è però un aspetto meno raccontato: l’edilizia ecosostenibile può rappresentare, a tutti gli effetti, una delle applicazioni più concrete della bioeconomia, cioè dell’uso di risorse biologiche rinnovabili come il legno per produrre materiali, energia e servizi in sostituzione di risorse fossili o ad alta intensità di carbonio. 

Il legno è uno dei materiali che meglio incarna questo principio: proviene da una risorsa rinnovabile, si rigenera nel tempo con la gestione forestale, e al termine del suo ciclo di vita può essere riutilizzato, riciclato o recuperato a fini energetici, secondo il cosiddetto approccio a cascata.

Perché le costruzioni sono decisive per la decarbonizzazione

Il settore delle costruzioni non è un dettaglio nella lotta al cambiamento climatico: la costruzione e l’uso degli edifici sono responsabili, in media, del 35-40% delle emissioni di gas a effetto serra a livello europeo. È una delle ragioni per cui l’Unione Europea punta a una riduzione del 55% delle emissioni entro il 2030 e alla neutralità climatica entro il 2050.

Per raggiungere questi obiettivi, il settore edilizio deve necessariamente trasformarsi da fonte di emissioni di emissione a possibile strumento di stoccaggio di carbonio. Già nel 2020 la Presidente della Commissione Europea aveva indicato la necessità di questa trasformazione, sottolineando come il comparto delle costruzioni possa diventare un vero e proprio serbatoio di carbonio piuttosto che una fonte di CO2. Il legno è il materiale che rende possibile questo cambio di paradigma, sostenuto da specifiche iniziative europee, come la Renovation Wave Strategy e la New European Bauhaus, di cui parleremo più avanti.

Il doppio ruolo del legno: stoccaggio di CO2 e sostituzione dei materiali carbon intensive

Il legno da costruzione svolge una doppia funzione: da un lato, immagazzina il carbonio assorbito dagli alberi durante la crescita, mantenendolo stoccato per l’intera vita utile dell’edificio. Dall’altro, sostituisce materiali ad alta intensità di emissioni come acciaio, cemento e mattoni, evitando le emissioni legate alla loro produzione.

Secondo una ricerca pubblicata su Developments in the Built Environment, sostituire i materiali da costruzione convenzionali con legno strutturale può ridurre le emissioni della fase di costruzione fino al 69%, pari in media a 216 kg di CO2 equivalente in meno per ogni metro quadrato di superficie utile (Himes e Busby, 2020). 

Non stupisce che, guardando alla piramide dei materiali da costruzione ordinati per impatto climatico (Global Warming Potential), i prodotti legnosi occupino le posizioni più basse, a fronte di materiali come acciaio e cemento nelle fasce più alte.

La bioeconomia forestale italiana: un potenziale sottoutilizzato

Perché allora l’Italia non sfrutta pienamente questa opportunità? La risposta sta in un paradosso della bioeconomia forestale italiana: le foreste crescono, ma vengono utilizzate pochissimo, e la filiera che dovrebbe valorizzarle è debole a monte. 

Secondo lo studio “Mapping and analysing wood flows across the Italian forest-based wood value chain” (Khan et al.2026, pubblicato su European Journal of Wood and Wood Products), in Italia viene prelevato solo il 33% dell’incremento annuo delle foreste (MAI, mean annual increment), contro una media europea del 66%

Diversamente dal settore agricolo, dove la produzione di biomassa non alimentare entra in competizione diretta con le coltivazioni destinate al cibo, il settore forestale ha ampio margine di crescita senza sottrarre terreno alla produzione alimentare: il Piano Forestale Nazionale stima che si potrebbe salire fino al 40-45% dell’incremento annuo, mantenendo lo stock di carbonio forestale.

Questo sottoutilizzo si riflette lungo tutta la filiera: lo stesso studio evidenzia che quasi il 90% dei segati, tranciati e compensati consumati in Italia dipende da legno importato, mentre il riciclo è già vicino alla saturazione (66,1% nei pannelli, 57,1% nella carta — l’Italia è il paese UE che ricicla di più in questo comparto). 

La vera leva per far sì che l’edilizia diventi veramente ecosostenibile e diventi un comparto che immagazzina carbonio, deve partire da una gestione forestale più attiva, abbinata ad un approccio a cascata, che destina il legname di qualità più alta a usi strutturali di lunga durata come l’edilizia, riservando gli scarti agli usi energetici. Per le aziende della filiera, comprendere l’andamento del mercato del legno è decisivo: Etifor realizza analisi del mercato e delle filiere dei prodotti legnosi per orientare strategie di investimento e sviluppo.

Carbon farming e regolamento CRCF: la filiera del legno è pronta?

Secondo il contesto normativo europeo, il legno da costruzione, grazie alla sua capacità di stoccare carbonio,  può anche generare crediti di carbonio. Infatti, il regolamento europeo Carbon Removal and Carbon Farming (CRCF, UE 2024/3012) riconosce lo stoccaggio del carbonio nei prodotti legnosi di lunga durata come le strutture in legno per l’edilizia, come attività ammissibile per la generazione di crediti, a condizione che il materiale resti in uso per almeno 35 anni. Le metodologie specifiche per il settore costruzioni sono attese entro fine 2026, con piena operatività dal 2027.

La filiera del legno è davvero pronta per questo regolamento? Un’indagine condotta nell’ambito del progetto WOOD4LIFE, su 156 aziende italiane e spagnole, oltre il 75% dichiara di avere una conoscenza bassa o nulla dei contenuti del regolamento CRCF. Interessante notare anche che  il 70% delle aziende intervistate non valorizza  nei propri materiali di marketing il ruolo del legno nello stoccaggio di carbonio. Tuttavia, le certificazioni forestali esistenti, come FSC, sono viste da oltre metà delle aziende come un possibile strumento chiave per supportare la quantificazione del carbonio stoccato nei prodotti legnosi e la relativa certificazione

Le politiche per l’edilizia in legno: New Bauhaus, Piano Casa e le misure ancora mancanti

A livello europeo diverse iniziative puntano a sostenere l’edilizia ecosostenibile. La New European Bauhaus promuove l’uso di materiali sostenibili e locali negli spazi costruiti, la Renovation Wave Strategy spinge la ristrutturazione energetica del patrimonio edilizio esistente, e il nuovo Piano europeo per l’edilizia affordable punta a rendere accessibili case di qualità, aprendo spazio anche alle soluzioni costruttive in legno.

In Italia, il Decreto-legge n. 66 del 7 maggio 2026 ha istituito il nuovo Piano Casa, con una dotazione di 10 miliardi di euro per immettere sul mercato 100.000 alloggi a prezzi accessibili nei prossimi dieci anni, attraverso il recupero dell’edilizia residenziale pubblica e interventi di manutenzione straordinaria.

Il nuovo Piano Casa non prevede, ad oggi, una misura specifica che riservi risorse a chi costruisce in legno – lo stesso limite già mostrato da incentivi precedenti come Superbonus 110%, Bonus ristrutturazioni ed Ecobonus, che non hanno premiato in modo mirato l’uso di materiali a basso impatto. Introdurre criteri ambientali minimi orientati al legno strutturale potrebbe invece fare la differenza per la crescita della bioeconomia forestale italiana.

Il ruolo di Etifor per la filiera del legno e l’edilizia ecosostenibile

Il passaggio da un’edilizia carbon intensive a una realmente ecosostenibile richiede una filiera del legno solida, informata sulle normative e capace di dialogare con il mercato. Etifor supporta le aziende della filiera con analisi di mercato, valutazioni di impatto e consulenza sulle opportunità legate al carbon farming e al regolamento CRCF, per trasformare i vincoli normativi in vantaggio competitivo.

Se vuoi capire come posizionare la tua azienda in questo scenario in evoluzione, scopri i nostri servizi di analisi del mercato e delle filiere dei prodotti legnosi.