
ALPI group è un’azienda italiana di riferimento nella produzione di superfici decorative in legno, con oltre 50 anni di esperienza e un modello integrato che copre l’intera filiera: dalla gestione delle concessioni forestali in Camerun alla trasformazione in Italia, fino all’export. Con l’entrata in vigore dell’EUDR – il nuovo regolamento europeo che impone standard più stringenti su tracciabilità e deforestazione – ALPI ha scelto di rafforzare ulteriormente i propri processi, affidandosi a Etifor e al metodo EMMA per costruire un sistema di due diligence solido, scalabile e pienamente adeguato alla normativa. Ne abbiamo parlato con Vittorio Alpi, Presidente di Group.
Qual era l’esigenza o la sfida che vi ha portato a collaborare con Etifor?
ALPI SpA è una realtà consolidata, con oltre 50 anni di esperienza nel settore forestale, che gestisce foreste certificate FSC e opera nel rispetto del regolamento EUTR. Con l’introduzione dell’EUDR e alla luce della limitata chiarezza iniziale della normativa, abbiamo scelto di affidarci a un’azienda di consulenza specializzata, con l’obiettivo di analizzare le nostre operazioni e supportarci in modo strutturato nel percorso di compliance. Per questo motivo, ci è sembrato che ETIFOR fosse la scelta più adatta, grazie alla sua esperienza sul campo in ambito supply chain, geolocalizzazione e tracciabilità dei materiali.

Cosa è cambiato, in modo concreto, dopo questo percorso?
Abbiamo acquisito la consapevolezza che il nuovo regolamento non è unicamente un requisito od obbligo normativo ma anche un’opportunità per dimostrare quanto la nostra organizzazione possa supportare la nostra catena del valore in tutti gli aspetti che vengono coperti da EUDR. Questo passaggio di mentalità non è immediato e richiede un’integrazione progressiva nelle prassi e procedure che governano lo svolgimento delle normali attività aziendali.

Nel percorso di adeguamento all’EUDR, quali aspetti sono stati più complessi da affrontare lungo la filiera (e.g. dati e tracciabilità, processi di due diligence, governance) e quali benefici (anche misurabili) ha portato questo lavoro?
L’aspetto più complesso è stato l’integrazione tra dati, sistemi e processi lungo l’intera filiera. In particolare, la raccolta e normalizzazione delle informazioni da fonti diverse ha richiesto uno sforzo significativo, con impatti anche sui processi di due diligence e sulla governance. Tra i benefici, il più concreto e misurabile è stata la riduzione dei tempi di risposta alle richieste dei clienti, grazie a una maggiore disponibilità e strutturazione dei dati.

Qual è il rischio, oggi, per un’azienda del vostro settore che decide di non investire su una gestione responsabile della filiera?
Con l’entrata in vigore dell’EUDR, la gestione responsabile della filiera non è più una scelta strategica, ma un requisito imprescindibile per operare sul mercato. Per un’azienda del settore, non conformarsi non significa soltanto esporsi alle sanzioni previste dal regolamento, ma soprattutto perdere la possibilità stessa di commercializzare e fornire materiale.
In un contesto in cui tracciabilità e trasparenza sono diventate condizioni di accesso al mercato, non riuscire a dimostrare la conformità comporta l’esclusione dalle supply chain, interrompendo i rapporti con clienti e partner e precludendo nuove opportunità commerciali.