Guida alle novità di Omnibus I: come cambiano obblighi, scadenze e perimetro di applicazione per la CSRD e la CSDDD dopo i negoziati del 2025.

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A dicembre 2025 si è concluso il trilogo tra il Parlamento europeo, il Consiglio dell’UE e la Commissione europea per trovare un accordo su Omnibus I: il pacchetto di semplificazione che modifica in modo mirato la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) e la Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD). 

La CSRD ha l’obiettivo di regolamentare in modo più dettagliato e standardizzato la rendicontazione delle performance di sostenibilità, inclusi gli aspetti ambientali, sociali e di governance (ESG). La CSDDD, invece, mira a rafforzare il controllo sulla filiera aziendale per prevenire, mitigare e ridurre gli impatti sui diritti umani e sull’ambiente nelle attività delle imprese e nelle catene del valore a cui partecipano.

Le due direttive sono entrate in vigore rispettivamente il 5 gennaio 2023 (CSRD) e il 25 luglio 2024 (CSDDD). Dal momento dell’entrata in vigore, gli Stati membri hanno due anni per recepire la normativa e attuarla. In Italia, la CSRD è stata recepita a settembre 2024, mentre il recepimento della CSDDD era previsto per luglio 2026. 

Tuttavia, a partire da febbraio 2025, dopo la presentazione della “bussola per la competitività”, un piano per rilanciare l’economia europea, la Commissione europea ha avviato un processo di semplificazione delle normative per ridurre del 25% gli oneri di rendicontazione europea, con l’intento di alleggerire il “peso normativo” sulle imprese e promuovere la competitività. 

La semplificazione viene effettuata attraverso pacchetti “Omnibus”, iniziative legislative che, con un unico atto, coordinano, modificano, semplificano e rendono operative norme precedenti che disciplinano materie complesse. I pacchetti Omnibus sono un modello simile a quello che in Italia chiamiamo “Testo unico”, con la differenza che i testi unici coordinano e raggruppano norme complesse che disciplinano la stessa materia, e solo in alcuni casi ne cambiano il contenuto.

I pacchetti ad oggi pubblicati riguardano vari settori:

    • Omnibus I – dedicato alla sostenibilità
    • Omnibus II – dedicato agli investimenti
    • Omnibus III – dedicato all’agricoltura
    • Omnibus IV – dedicato al mercato unico
    • Omnibus V – dedicato alla difesa
    • Omnibus VI – dedicato alla chimica
    • Omnibus VII – dedicato alla digitalizzazione
    • Omnibus VIII – dedicato alla normativa ambientale

In questo articolo ci concentreremo sull’Omnibus I, dedicato alla sostenibilità, che interviene sulla CSRD, sulla CSDDD e sulla Tassonomia europea.

Come anticipavamo, il pacchetto Omnibus I è stato presentato dalla Commissione europea a febbraio 2025. Dopo la presentazione della proposta, è iniziato il processo legislativo, che prevede l’approvazione del testo da parte del Parlamento europeo e del Consiglio dell’Unione europea. Il Consiglio dell’UE ha espresso parere favorevole alle semplificazioni a giugno 2025, proponendo modifiche al testo, mentre il Parlamento ha approvato la sua posizione a novembre 2025 con ulteriori modifiche. Le tre istituzioni hanno cercato un accordo, raggiungendolo a dicembre 2025. Entro il primo trimestre del 2026 il Consiglio dovrebbe approvare ufficialmente il testo votato dal Parlamento, chiudendo l’iter legislativo e permettendo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’UE. Di seguito riportiamo le principali modifiche.

STOP THE CLOCK

Un primo intervento previsto dall’Omnibus I, chiamato “Stop the clock” (o direttiva sul rinvio dei termini), era stato già approvato dal Parlamento e dal Consiglio dell’UE ad aprile 2025, entrando in vigore il 17 aprile 2025 con la Direttiva (UE) 2025/794. Questa direttiva rinvia le scadenze della CSRD e della CSDDD.

  • di due anni l’entrata in applicazione degli obblighi di cui alla direttiva CSRD per le grandi imprese (wave 2) che non hanno ancora avviato la rendicontazione e le PMI quotate (wave 3). Le imprese raggruppate nella “Wave 1” e già soggette alla Non Financial Reporting Directive (NFRD) non sono state toccate dalla direttiva “Stop the clock”.
  • di un anno il termine di recepimento e la prima fase dell’applicazione (riguardante le imprese più grandi – wave 1) della direttiva relativa al dovere di dovuta diligenza delle imprese ai fini della sostenibilità (CSDDD). 

Il termine “wave” (ondata) si riferisce ai gruppi scaglionati di imprese interessati dalla normativa e classificati per dimensione, tipologia e fatturato. Anziché applicare le nuove regole a tutte le imprese contemporaneamente, l’UE le suddivide in coorti, o “waves”, per scaglionare l’introduzione degli obblighi di rendicontazione e di dovuta diligenza. La Direttiva “Stop-the-Clock” incide su questi gruppi in modo diverso, rinviando le scadenze per alcune coorti ma non per altre.

Inoltre, l’11 luglio la Commissione ha adottato l’atto delegato detto “quick-fix”, che posticipa e alleggerisce alcuni degli obblighi di rendicontazione previsti dagli European Sustainability Reporting Standards (ESRS) per le aziende che fanno parte della cosiddetta “Wave 1”, ovvero le imprese già soggette alla Non Financial Reporting Directive (NFRD) che hanno già iniziato a rendicontare con il nuovo regime CSRD/ESRS senza alcun rinvio.

Cosa cambia con l’approvazione di Omnibus I per CSRD e CSDDD

Modifiche alla Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD)

Il 16 dicembre il Parlamento europeo, riunito in plenaria, ha approvato in via definitiva il pacchetto Omnibus I. L’approvazione chiude le negoziazioni su due pilastri fondamentali per la finanza sostenibile: la direttiva sul reporting delle aziende (Corporate Sustainability Reporting Directive, CSRD) e quella sulla due diligence di sostenibilità delle imprese (Corporate Sustainability Due Diligence Directive, CSDDD). Entro il primo trimestre del 2026 il Consiglio dovrebbe approvare ufficialmente il testo votato dal Parlamento, chiudendo l’iter legislativo e permettendo la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’UE.

  • La CSRD coinvolgerà solo le imprese con più di 1000 dipendenti e un fatturato netto annuo superiore a 450 milioni di euro. Le norme si applicheranno anche alle imprese non UE con un fatturato netto nell’Unione superiore a 450 milioni di euro e alle loro controllate e filiali che generano un fatturato nell’UE superiore a 200 milioni di euro. Il testo iniziale della CSRD prevedeva che dovessero redigere la rendicontazione di sostenibilità le aziende che soddisfano due dei seguenti tre criteri: almeno 250 dipendenti, 40 milioni di euro di fatturato netto e un attivo di bilancio di 20 milioni di euro. Questa modifica esclude circa il 90% delle imprese inizialmente coinvolte (MateriaRinnovabile), riducendo drasticamente il perimetro di applicazione.
  • Le imprese con meno di 1000 dipendenti non saranno tenute a fornire ai loro partner commerciali di dimensioni maggiori informazioni oltre a quelle previste dalle norme di rendicontazione facoltative. Questa modifica limita l’effetto a cascata sulla catena del valore delle grandi imprese soggette a rendicontazione obbligatoria, limitando la portata della normativa.
  • Gli obblighi di rendicontazione saranno notevolmente semplificati e la rendicontazione settoriale diventerà facoltativa. Nel processo di alleggerimento della normativa, sono stati semplificati gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS), ovvero gli standard di rendicontazione europei nati per armonizzare il reporting in tutta Europa. L’EFRAG, l’ente che si occupa della stesura degli ESRS, partendo dall’esperienza delle aziende che hanno iniziato a rendicontare nel 2024 e dalla consultazione pubblica a cui hanno risposto in oltre 700, ha modificato gli standard rendendoli più flessibili, più chiari e più semplici da applicare, con una riduzione del 61% delle informazioni obbligatorie. La prima proposta è stata inviata alla Commissione il 3 dicembre. La semplificazione degli ESRS deve essere ultimata entro giugno 2026.
  • È stata introdotta una clausola per la revisione dell’ambito di applicazione della CSRD nel 2029.
A table displayed the CSRD main changes with Omnibus I

Modifiche alla Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD)

  • La CSDDD coinvolgerà solo le imprese con oltre 5000 dipendenti e un fatturato annuo netto superiore a 1,5 miliardi di euro. Oltre alle società europee, l’obbligo rimane anche per le società extra-UE che superano un fatturato annuo netto di 1,5 miliardi di euro nell’UE.
  • Le aziende coinvolte potranno richiedere informazioni alle aziende che operano nella propria catena del valore che non rientrano nella CSDDD solo se non è possibile ottenere le informazioni necessarie per una valutazione approfondita in altro modo.
  • Le sanzioni massime applicabili vengono abbassate al 3% del fatturato globale dell’impresa.
  • Viene eliminato il regime armonizzato di responsabilità civile. Il regime minimo di responsabilità civile armonizzato a livello europeo prevedeva norme comuni per la responsabilità civile a livello comunitario. Il regime armonizzato è stato soppresso dall’Omnibus I, ma resta in vigore la responsabilità civile nazionale, basata sulle leggi interne degli Stati membri.
  • Viene confermato l’approccio basato sui rischi. Le imprese dovranno svolgere un’analisi per individuare i punti della propria catena del valore in cui gli impatti negativi sono più probabili e gravi. In tali situazioni si dovranno poi condurre attività di dovuta diligenza, prevenzione e mitigazione, in linea con gli standard internazionali.
  • Non saranno più necessari piani di transizione climatica che garantiscano la compatibilità del modello di business di un’azienda con il passaggio a un’economia sostenibile. Un piano di transizione climatica è una strategia che definisce come un’impresa intende raggiungere i suoi obiettivi climatici, concentrandosi sulla riduzione delle emissioni di gas serra. L’obiettivo di questa informativa è permettere di comprendere gli sforzi di mitigazione passati, presenti e futuri dell’impresa, per garantire che la sua strategia e i suoi modelli di business siano allineati con la transizione verso un’economia più sostenibile, rispettando l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5° C, in linea con l’Accordo di Parigi e con gli obiettivi di neutralità climatica. Le imprese dovranno continuare a rendicontare i propri piani attraverso la CSRD, quindi tali piani dovranno essere esplicitati nel bilancio di sostenibilità, ma le aziende non avranno più l’obbligo di attuarli, svuotando di fatto uno degli strumenti più importanti per rendere credibili gli impegni climatici.
  • È stata introdotta una clausola per la revisione dell’ambito di applicazione della CSDDD nel 2029.

La direttiva sulla dovuta diligenza si applicherà solo a partire dal 26 luglio 2029, data in cui tutti i paesi membri dell’Unione Europea dovranno recepire la direttiva nel proprio ordinamento.

Table displayed the CSDDD main changes after Omnibus I

Una riflessione dal team di Etifor

Il pacchetto Omnibus I riflette una ricalibrazione politica strategica dell’agenda europea sulla sostenibilità. Non necessariamente un arretramento, ma è giusto riflettere sui nuovi limiti e sul bilanciamento politico che il legislatore europeo ha voluto dare tra onere regolatorio, priorità di business e transizione a un sistema economico che integri la natura nei propri processi. A nostro avviso, le istituzioni europee hanno scelto di procedere con più cautela, assecondando le preoccupazioni presentate dagli Stati membri e dal mondo industriale.

Il compromesso raggiunto segnala un passaggio da una fase di rapida espansione degli strumenti ESG definiti dalla normativa a una fase di consolidamento e messa in opera degli stessi, con l’obiettivo di tutelare la credibilità delle politiche europee in un contesto di crescenti pressioni economiche e geopolitiche. Omnibus I prova a rassicurare le imprese riducendo gli obblighi normativi e offrendo più tempo, consentendo alle istituzioni europee di ribadire il proprio impegno a discapito, però, di una rapida transizione verso un modello economico Nature Positive.

A nostro avviso, questa cautela non risponde alla necessità delle imprese europee di essere più competitive sul mercato globale. Più della metà del prodotto della nostra economia dipende profondamente dalle risorse naturali e dai servizi ecosistemici dei territori e, purtroppo, la natura non segue i cicli politici. Ignorare questo dato, insieme alla crescente pressione climatica che colpisce le nostre aree, è per noi un segno di miopia.

La compliance può essere rinviata, ma non i rischi strutturali legati a eventi estremi sempre più frequenti e intensi. Eventi che mettono sotto pressione infrastrutture ed ecosistemi, ormai incapaci di seguire i cicli ecologici su cui avevamo costruito le nostre attività economiche, come dimostra l’intera filiera agroalimentare e vitivinicola. Tutto questo avviene mentre istituzioni finanziarie, cittadini e consumatori, sempre più consapevoli, chiedono maggiore trasparenza alle aziende.

Come detto precedentemente, modificare e ricalibrare normative come la CSRD e la CSDDD è del tutto normale all’interno di un processo legislativo complesso, che mira a regolamentare mercati e nuovi sistemi. Tuttavia, è legittimo chiedersi se le modifiche appena approvate attraverso l’Omnibus I siano il risultato di un necessario aggiustamento normativo per raggiungere l’obiettivo iniziale: creare un modello armonizzato e accessibile a livello europeo per la rendicontazione delle performance ambientali, sociali e di governance (ESG), responsabilizzando le imprese sui propri impatti e sulle proprie dipendenze; oppure se siano invece il frutto di pressioni e dinamiche politiche che poco hanno a che fare con la competitività dell’Unione nel lungo periodo.

Per noi rimangono validi i punti inseriti nella dichiarazione proposta da Eurosif a settembre 2025 a seguito delle semplificazioni proposte da Omnibus I, che abbiamo firmato insieme ad altre 475 aziende, investitori e organizzazioni, una dichiarazione per chiedere una semplificazione della normativa che riducesse la pressione burocratica sulle imprese senza smantellare gli obiettivi di un processo legislativo in grado di favorire trasparenza, strumenti comuni e un contesto più competitivo per le imprese impegnate a generare profitti e benessere per comunità e territori. Un processo capace di stimolare innovazione ed efficienza attraverso una maggiore consapevolezza e una migliore gestione di impatti, dipendenze, rischi e opportunità legati alla natura.

Cosa possono fare le imprese?

Gli ultimi due anni ci insegnano che la legislazione europea non è stata pienamente in grado di bilanciare il livello di ambizione politica con la fattibilità amministrativa e il realismo dei meccanismi di enforcement. Nella speranza che questo rappresenti un processo di crescita per l’Unione, riteniamo utile ricordare che applicare gli standard previsti dalla CSRD, anche qualora non si rientri più formalmente nel perimetro di applicazione, può comunque rappresentare un’opportunità per le imprese: costruire, con più tempo e minore pressione, un modello solido e duraturo di gestione e rendicontazione degli impatti e delle dipendenze. Inoltre, la semplificazione degli adempimenti relativi alle due Direttive apre la possibilità per le aziende più innovative di espandere gli interventi ESG volontari acquisendo vantaggi competitivi rispetto alle altre imprese.

Etifor da più di dieci anni accompagna aziende italiane e internazionali in percorsi per misurare, gestire e rendicontare rischi e opportunità legati alla natura, in linea con i principali standard scientifici e internazionali e nel pieno rispetto delle normative nazionali ed europee.