L’abbattimento indiscriminato delle foreste provoca gravi danni alla biodiversità, al clima e alla salute umana.

Cosa si intende per deforestazione?
È utile iniziare facendo chiarezza su alcuni concetti: disboscamento, deforestazione e degrado forestale.
Il termine “disboscamento” indica la rimozione di alberi e piante, che può variare da attività di gestione, come il taglio di piante malate o specie infestanti per favorire la rigenerazione del terreno, fino alla distruzione di porzioni di foresta o intere aree forestali per usi diversi.
Diversamente, il concetto di “deforestazione” ha una connotazione sempre negativa; parliamo di deforestazione quando la rimozione della copertura arborea supera la capacità delle foreste di rigenerarsi, con effetti ambientali più gravi e duraturi.
La deforestazione infatti comporta la rimozione o distruzione di vaste aree forestali, soprattutto a causa di attività umane che destinano la terra ad altri usi, per soddisfare ad esempio scopi commerciali come l’espansione di aree coltivabili destinate alla monocultura.
Il “degrado forestale” invece descrive un declino progressivo delle funzioni forestali, causato da raccolta insostenibile che impoverisce benefici delle foreste, come legname e biodiversità.
Perché la deforestazione è un problema?
Le foreste, che rappresentano il 31% delle superfici terrestri, sono essenziali per la sostenibilità ambientale e sociale. Le foreste ospitano l’80% delle specie di piante, animali e insetti terrestri e fungono da importanti serbatoi di carbonio attraverso la fotosintesi. Questi ecosistemi trasformano l’anidride carbonica in ossigeno, purificando l’aria e mitigando il riscaldamento globale, e sono fondamentali per circa 1.6 miliardi di persone, incluse numerose comunità indigene, che dipendono dalle foreste per cibo, medicine e energia.
Le foreste forniscono anche altri servizi ecosistemici cruciali come la purificazione dell’acqua e la pollinazione, oltre a contribuire al patrimonio culturale delle comunità locali. La loro perdita implica dunque anche la perdita di questi servizi, con ripercussioni estese che toccano la sfera ambientale, economica, sociale e la salute umana.
Conseguenze della deforestazione
L’abbattimento indiscriminato e non regolamentato delle foreste provoca gravi danni alla biodiversità, al clima e alla salute umana. La deforestazione non solo comporta la perdita di habitat per milioni di specie, ma influisce anche negativamente sull’ambiente modificando i cicli idrologici, aumentando le emissioni di gas serra e distruggendo gli ecosistemi.
Questi cambiamenti minacciano inoltre la sopravvivenza e il benessere delle comunità che dipendono da questi ambienti, rompendo un equilibrio vitale tra l’essere umano e la natura.
Cause della deforestazione
Le cause principali della deforestazione includono l’espansione agricola, l’allevamento di bestiame, l’estrazione mineraria e le infrastrutture, spesso amplificate dai cambiamenti politici e dai conflitti locali.
Come rivelano i dati della FAO, storicamente è l’agricoltura la causa principale della deforestazione in quasi tutti continenti, seguita dall’allevamento intensivo. Questa tendenza è invertita in America del Sud, dove più del 70% della terra disboscata è destinata al pascolo del bestiame, e in Europa, dove il settore del bestiame causa il 20% della distruzione forestale.
I dati più recenti mostrano un cambiamento importante di trend: nel 2024, per la prima volta nella storia dei rilevamenti, gli incendi hanno superato l’agricoltura come causa principale della perdita di foreste tropicali primarie, rappresentando quasi il 50% di tutta la distruzione.
La deforestazione nel mondo
Secondo i dati del Global Forest Watch, nel 2024 le foreste tropicali primarie hanno perso 6,7 milioni di ettari: un aumento dell’80% rispetto all’anno precedente.
Nel 2023, le aree geografiche più colpite dalla deforestazione includono il Brasile, la Colombia, la Bolivia, il Laos, il Nicaragua, la Repubblica Democratica del Congo e l’Indonesia. Nel 2023, il Brasile e Colombia hanno registrato una notevole riduzione della perdita di foreste primarie – rispettivamente del 36% e 49%. Tuttavia, queste riduzioni sono state contrastate da forti aumenti della perdita di foreste in altri paesi del continente, come la Bolivia, il Laos e il Nicaragua, a causa di incendi ed espansione agricola. In particolare, la Bolivia ha visto il più alto tasso di perdita di foresta primaria mai registrato, con l’agricoltura e gli incendi come principali cause.
In Asia, l’Indonesia ha avuto un incremento del 27% nella perdita di foresta primaria, principalmente a causa dell’espansione delle piantagioni industriali, soprattutto di palma da olio e cellulosa e degli incendi legati a El Niño.
Anche il Congo ha continuato a perdere foreste primarie, principalmente a causa della coltivazione itinerante e della produzione di carbone. Questi hotspot di deforestazione rappresentano una sfida significativa per la biodiversità globale, il clima e le comunità locali che dipendono dalle foreste.
La deforestazione in Italia
Le foreste coprono oltre un terzo (36,7%) del territorio italiano, estendendosi su 11.054.458 ettari. Negli ultimi dieci anni, questa superficie è cresciuta del 20%, e il volume totale degli alberi nei boschi italiani supera ora 1,5 miliardi di metri cubi.
L’”Inventario nazionale delle foreste e dei serbatoi forestali di carbonio”, realizzato dall’Arma dei Carabinieri con il supporto del Crea, evidenzia anche un significativo incremento dello stock di carbonio: dalle 490 milioni di tonnellate del 2005 a 569 milioni di tonnellate attuali, il che equivale a un aumento di 290 milioni di tonnellate di CO2 stoccata.
Questi dati, che fanno riferimento al 2015 e sono stati raccolti tra il 2013 e il 2020, riflettono una tendenza positiva per l’ambiente grazie alla capacità dei boschi di sottrarre CO2 dall’atmosfera.
Tuttavia, in Italia, quasi 170.000 ettari di bosco sono stati distrutti da incendi nel corso dell’anno 2021, un fenomeno aggravato dai cambiamenti climatici, con temperature elevate e siccità che hanno facilitato l’opera dei piromani.
Questo dato emerge dall’analisi di Coldiretti in relazione all’accordo della Cop 26 per fermare la deforestazione entro il 2030, usando le statistiche dell’European Forest Fire Information System (Effis). La Coldiretti evidenzia che l’attuale frequenza di eventi climatici estremi e l’alternanza rapida tra maltempo e siccità aumentano il rischio di incendi nei boschi.
L’organizzazione critica anche la mancanza di prevenzione e gestione forestale adeguata, descrivendo i boschi italiani come aree trascurate e impenetrabili che coprono oggi oltre un terzo del territorio nazionale.
Deforestazione importata: la situazione in Italia e UE
L’Italia deve fare i conti anche con una deforestazione “importata” dovuta ai consumi interni di prodotti come carne, soia, caffè e cacao, che contribuiscono alla perdita annuale di 36 mila ettari di boschi in altri paesi.
In particolare, secondo l’Amazon Footprint Report 2025 presentato alla COP30, i consumi italiani radono al suolo ogni anno 4.000 ettari di foresta amazzonica, pari al 10% della deforestazione incorporata totale annua del paese.
Questo fa dell’Italia uno dei principali contributori europei alla deforestazione globale, seconda solo alla Germania. Nonostante le aree boschive europee siano protette e in crescita, l’UE è coinvolta in commerci che favoriscono la deforestazione, essendo responsabile del 16% della perdita di foreste a livello mondiale, posizionandosi dietro solo alla Cina.
In risposta a questa problematica, nel 2020, oltre un milione di cittadini europei hanno sostenuto la petizione “Together4forests” per promuovere l’adozione di una legge europea contro la deforestazione, culminato nel Regolamento EUDR (Regolamento UE 2023/1115) che sostituisce il Regolamento EUTR, estendendo l’ambito di applicazione anche a prodotti che possono causare deforestazione o degrado forestale come legno, caffè, cacao, gomma, bovini, soia e palma da olio. Con il Regolamento (UE) 2025/2650 pubblicato il 23 dicembre 2025, l’applicazione è stata prorogata al 30 dicembre 2026 per le grandi e medie imprese e al 30 giugno 2027 per le piccole e micro imprese.
Cosa si può fare per ridurre la deforestazione?
Per fermare la deforestazione abbiamo bisogno che i governi facciano la loro parte, adottando politiche ambiziose di conservazione delle foreste basate sulla scienza più recente. In molte parti del mondo infatti, governi inefficaci o corrotti aggravano la situazione aprendo le porte a tagli illegali e altri crimini.
In secondo luogo, è possibile alla salvaguardia delle foreste attraverso scelte quotidiane consapevoli e sostenibili. Diminuendo i consumi, evitando imballaggi monouso e preferendo alimenti provenienti da pratiche agricole sostenibili – per esempio acquistando da agricoltori locali che adottano metodi di coltivazione rispettosi dell’ambiente, si contribuisce a diminuire la richiesta di terre ottenute dalla deforestazione. Inoltre, scegliendo prodotti in legno riciclati o prodotti responsabilmente, viene supportata un’economia che rispetta le foreste. Partecipando e promuovendo iniziative di riforestazione a livello locale o internazionale, motivando sempre più persone a unirsi agli sforzi per un cambiamento positivo.
Il ruolo delle aziende per combattere la deforestazione
Le aziende hanno il potere di distruggere le foreste, ma hanno anche la capacità di aiutare a salvarle: possono fare la differenza introducendo politiche di “zero deforestazione“.
Noi di Etifor supportiamo le aziende nella ricerca della migliore strategia per un approvvigionamento sostenibile dei tuoi prodotti, per garantire che la filiera non sia associata a deforestazione e sia conforme ai diritti di chi lavora, delle popolazioni indigene e delle comunità locali.



