In Italia, quasi il 15% delle famiglie
si reca almeno una volta all’anno in bosco a raccogliere dei prodotti selvatici:
funghi, tartufi, bacche, frutta in guscio, piante aromatiche e medicinali.

Il settore che c’è ma non si vede: i prodotti forestali selvatici

La raccolta di prodotti selvatici, oltre a essere un’importante attività sociale-ricreativa, per molti italiani rappresenta anche una vera e propria attività economica. Per l’1,9% delle famiglie italiane, infatti, la vendita dei prodotti selvatici del bosco rappresenta almeno il 10% proprio reddito. Nonostante la rilevanza economica del settore, la presenza di questi prodotti nelle statistiche ufficiali riguardanti la produzione e il commercio è praticamente nulla.

In passato, l’adozione di una pesante burocrazia ha contribuito a inibire o comunque a rendere complessa la regolarizzazione amministrativa e fiscale della raccolta dei prodotti selvatici, contribuendo ad accrescere il mercato informale con la conseguente scarsa rappresentatività statistica di questi prodotti, e un relativo isolamento economico dei prodotti forestali nel contesto delle filiere forestali. Tuttavia, un sempre più florido mercato informale e illegale, la costante perdita di competitività del settore italiano nei mercati internazionali e le sempre più stringenti norme relative all’origine e tracciabilità dei prodotti alimentari, hanno evidenziato la necessità di regolarizzare e aggiornare la legislazione e la fiscalità dei prodotti selvatici.

La pubblicazione, avvenuta a inizio 2018, del piano di filiera nazionale del tartufo, che includeva gli elementi chiave per la stesura di una nuova legge finalizzata alle semplificazioni strutturali del settore, ha fatto da precursore all’adozione di veri e propri strumenti fiscali per la cessione e il commercio dei prodotti selvatici del bosco. Il 30 dicembre 2018, infatti, attraverso i commi 692-699 dell’art. 1. dalla Legge di bilancio del 2019 (la Legge n. 145 del 30 dicembre 2018), sono stati definiti gli strumenti per l’implementazione di un regime fiscale specifico per le attività di raccolta di prodotti selvatici non legnosi e delle piante officinali spontanee.

Il percorso che ha portato alle proposte incluse nel Piano Nazionale del Tartufo, come anche per la legge fiscale, si è basato su un’ampia partecipazione e condivisione dei diversi stakeholders della filiera. Tra questi momenti di partecipazione, si può segnalare anche l’evento del 6-7 dicembre 2018 tenutosi a Padova nel contesto del progetto H2020 Incredible. In quell’occasione, infatti, i rappresentanti del Ministero delle politiche agricole alimentari, delle associazioni di raccoglitori di tartufi, tecnici ed esperti, hanno discusso e firmato un documento condiviso che ha rappresentato un ulteriore supporto a quelle che poi sono state le norme contenute nella legge di bilancio approvata a fine dicembre.

Istruzioni per l’uso: la fiscalità per i raccoglitori di prodotti selvatici

I commi 692-697 dell’articolo 1 della legge Legge di bilancio del 2019  sono stati resi operativi dalle risoluzioni  numero 10/e dell’Agenzia delle Entrate. Grazie a queste risoluzioni, i raccoglitori occasionali di prodotti selvatici come funghi, tartufi, erbe officinali, bacche, resine, sughero e frutta in guscio, con il solo versamento di una tassa di € 100,00 sono autorizzati a vendere tali prodotti per un valore massimo di € 7.000,00 che non saranno cumulabili con i redditi della persona fisica. La non cumulabilità con i redditi da lavoro dipendente pubblico o privato è stata introdotta proprio per agevolare i raccoglitori occasionali, che vedono nel commercio dei prodotti forestali non legnosi un’integrazione del proprio reddito, e che spesso sfruttavano canali di vendita informali. A livello operativo, il raccoglitore deve effettuare un versamento all’Agenzia delle Entrate tramite il modello F24 in cui dovrà indicare: l’importo di € 100,00, il codice tributo “1853”, gli estremi del contribuente nella sezione “contribuente” e la codifica del titolo di raccolta nella sezione “erario e altro”.

Questa imposta di €100,00 si applica alle persone fisiche in possesso del titolo di raccolta per uno o più prodotti, rilasciato dalla Regione o altri enti subordinati. L’imposta non si applica a coloro che effettuano la raccolta esclusivamente per fini di autoconsumo. Per la cessione degli stessi prodotti si prevede inoltre l’esenzione dall’Imposta sul Valore Aggiunto e dagli obblighi contabili. Per le operazioni di acquisto del prodotto effettuate senza l’applicazione della ritenuta, il soggetto acquirente emette un documento d’acquisto recante dati relativi al cedente e al prodotto ceduto. Le stesse risoluzioni prevedono che per i tartufi, nei limiti della quantità standard di produzione prevista con decreto, si applichi l’aliquota Iva ridotta al 4%, per i tartufi freschi o refrigerati si applichi l’Iva agevolata al 5% e per i tartufi congelati, essiccati o preservati in acqua salata si applichi l’Iva al 10%.

I risultati attesi della riforma

La riforma fiscale riguardante i prodotti selvatici, basata su una semplificazione e una riduzione del carico fiscale, mira a far emergere il mercato informale, ancora predominante nel settore, e portare a un aumento delle entrate fiscali dello Stato. Inoltre la manovra dovrebbe favorire lo sviluppo di statistiche credibili su cui politica e istituzioni potranno pianificare il futuro del settore. Oltre a questi benefici, grazie alla nuova riforma fiscale, le aziende che acquistano prodotti selvatici potranno dichiarare l’origine del prodotto, come previsto dal Capitolo 2 del Regolamento 2913/1992 sulla tracciabilità, e presentarsi così nel mercato con un prodotto tracciato contribuendo a migliorare l’offerta dei prodotti alimentari italiani.

Questa riforma, che semplifica e snellisce la burocrazia e riduce la fiscalità del settore dei prodotti selvatici del bosco, ambisce a far emergere e regolarizzare un settore che ad oggi è prevalentemente basato sull’economia informale e illegale. Secondo i nostri studi alcuni impatti positivi della riforma sono già visibili (come l’aumento dei permessi di raccolta) e lasciano ben sperare nel successo di riforme similari anche in altri settori storicamente “nascosti” alle statistiche e basati sul commercio informale e illegale, come ad esempio quello della legna da ardere.