Come possono le associazioni forestali contrastare la frammentazione del territorio e ridurre l’abbandono della gestione forestale? Ripercorriamo l’evoluzione dell’associazionismo forestale nel quadro normativo italiano e regionale.

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{"id":13629,"date":"2022-04-06T11:36:01","date_gmt":"2022-04-06T09:36:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.etifor.com\/it\/?p=13629"},"modified":"2026-10-05T14:54:36","modified_gmt":"2026-10-05T12:54:36","slug":"associazionismo-forestale-carega","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.etifor.com\/it\/aggiornamenti\/associazionismo-forestale-carega\/","title":{"rendered":"Le forme associative nel settore forestale: tra tradizione, innovazione e nuove sfide<\/span>"},"content":{"rendered":"
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Come possono le associazioni forestali contrastare la frammentazione del territorio e ridurre l’abbandono della gestione forestale?<\/h2>\n<\/div>
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Secondo i dati del Terzo Inventario Forestale Nazionale<\/a>, in Italia i boschi e le altre terre boscate (arbusteti, boscaglie e formazioni rade) occupano una superficie complessiva di poco superiore agli 11 milioni di ettari<\/strong> (Mha), che corrisponde a quasi il 37% del territorio nazionale. Sempre secondo l\u2019inventario, pi\u00f9 del 60% delle foreste italiane si trova ad un\u2019altitudine superiore ai 500 metri\u00a0 ma, nonostante i boschi possano rappresentare un bene da cui possono scaturire diverse tipologie di filiere, negli ultimi decenni molti territori collinari e montani sono stati caratterizzati da fenomeni di spopolamento, spinti da varie cause, tra cui sicuramente hanno pesato le \u00a0scarse opportunit\u00e0 occupazionali. Tra le principali ragioni che limitano le opportunit\u00e0 economiche e sociali che potrebbero derivare dall\u2019impiego delle risorse primarie di questi territori, vi sono sicuramente i problemi di frammentazione fondiaria<\/strong> che caratterizzano la maggior parte delle aree forestali italiane le cui dimensioni medie non superano gli 8 ettari. Questa frammentazione, che spesso risulta in una vera e propria polverizzazione delle propriet\u00e0 private in un numero imprecisato di proprietari, rappresenta un fattore fortemente limitante per condurre una gestione forestale economicamente vantaggiosa, data l\u2019alta incidenza dei costi destinati alla pianificazione e alle operazioni forestali. Per questo motivo, negli ultimi decenni, molti soprassuoli forestali sono stati completamente abbandonati a livello gestionale, favorendo cos\u00ec rilevanti conseguenze ambientali, aggravate dalla crisi climatica in atto. La mancanza di pianificazione, infatti, riduce la capacit\u00e0 degli ecosistemi forestali di fornire servizi ecosistemici, aumenta il rischio di conseguenze negative di tipo sociale, ambientale ed economico e aumenta la vulnerabilit\u00e0 delle foreste nei confronti di avversit\u00e0 naturali come gli incendi e gli eventi climatici estremi, come dimostra ci\u00f2 che \u00e8 accaduto proprio in Veneto e nelle Regioni limitrofe, nel 2018, quando la tempesta Vaia ha distrutto 8,5 M m3<\/sup> di legname su 42500 ettari di boschi alpini, cui si sommano i danni ulteriori che ancora si stanno verificando ad opera dei parassiti, anche a causa della difficolt\u00e0 ad intervenire su aree con pianificazione disomogenea o del tutto mancante.<\/p>\n

Per rispondere agli effetti negativi della frammentazione fondiaria e per stimolare la conseguente gestione attiva delle foreste, possono essere utilizzati diversi strumenti. Tra questi la creazione di associazioni forestali<\/strong>, con il principale obiettivo di favorire collegamenti e il coordinamento tra proprietari forestali, rappresenta sicuramente lo strumento pi\u00f9 comune, ma che allo stesso tempo, continua ad offrire numerosi spunti innovativi e di riflessione.<\/p>\n<\/div>

L’evoluzione dell’associazionismo forestale nel quadro normativo italiano<\/h2>\n

A livello normativo italiano, ormai da un secolo, forme associative tanto di tipo orizzontale (tra enti pubblici e soggetti privati) quanto di tipo verticale (tra produttori e industrie di prima lavorazione del legname) sono riconosciute come degli elementi fondamentali per favorire una gestione forestale efficiente. \u00a0Le strutture associative, infatti, anche sotto forma di consorzi, sono state proposte fin dal 1923 con il Regio Decreto n\u00b0 3267<\/a>. Anche all\u2019inizio degli anni 2000, tramite il Decreto Legislativo n. 227 del 18 maggio 2001<\/a>, si \u00e8 cercato di dare un ulteriore impulso a forme associative nel settore forestale. Questo decreto richiedeva alle regioni e agli enti locali la promozione di forme associative nel settore forestale per favorire una gestione dei soprassuoli boschivi pi\u00f9 razionale ed efficiente. Come vedremo in seguito, in conseguenza di questo decreto, diverse regioni italiane hanno adeguato la propria legislazione forestale, promuovendo e supportando diverse tipologie di gestione associata delle aree forestali.<\/p>\n

Anche negli ultimi anni, i due principali atti normativi relativi al settore forestale, il testo unico forestale (Decreto Legislativo n.34 del 03\/04\/2018<\/a>), e la strategia forestale nazionale approvata a Febbraio 2022 (pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 9 Febbraio 2022<\/a>), riconoscono l’associazionismo forestale come lo strumento pi\u00f9 appropriato per migliorare le propriet\u00e0 abbandonate e per ricostituire unit\u00e0 produttive economicamente sostenibili<\/strong>. Oltre a questi due decreti, vale la pena ricordare altri due atti di natura istituzionale che, in diversa misura, hanno dimostrato come la tematica relativa all\u2019associazionismo rappresenti ancora un elemento cardine delle recenti politiche e strategie nazionali. Questi due recenti atti sono: (i) il bando<\/a> di selezione delle proposte progettuali per la costituzione di forme associative o consortili di gestione delle aree silvo-pastorali e (ii) gli accordi di foresta inseriti in uno specifico articolo (35-bis)<\/em>, nel decreto legislativo semplificazioni (Decreto Legislativo n.77. del 31\/05\/2021<\/a>). Il primo atto costituiva un finanziamento (totale di 5 milioni di euro) erogato direttamente dal MIPAAF per supportare la costituzione di forme associative di gestione di aree silvo-pastorali, mentre il secondo mira a fornire uno strumento negoziale, gli accordi di foresta appunto, tramite il quale due o pi\u00f9 soggetti possono sancire e regolare forme di collaborazione finalizzate alla conduzione di azioni di gestione forestale e agroforestale, sostenibile ed efficiente.<\/p>\n<\/div>

L’associazionismo forestale nel quadro regionale<\/h2>\n

Proprio come a livello nazionale, anche a livello regionale, numerosi e diversi atti sono stati intrapresi per promuovere la formazione di associazioni forestali. Questi atti sono stati implementati sia nel contesto del Piano di Sviluppo Rurale (PSR), sia perch\u00e9 incentivati dal decreto nazionale N.227 del 2001. Partendo dalle misure incluse nel PSR, fino dagli anni 2000 (programmazione 2000-2006), buona parte delle regioni Italiane hanno previsto specifiche misure per il supporto alla creazione di associazioni forestali.<\/strong> Ad esempio, in Veneto, la Misura 9.6 (denominata Associazionismo forestale) all’interno del Piano di Sviluppo Rurale (PSR) 2000-2006 prevedeva “incentivi per la costituzione di associazioni di proprietari come strumento per incentivare una gestione forestale attiva delle propriet\u00e0 private, caratterizzate troppo spesso da frammentazione e polverizzazione<\/em>“. Grazie a questa misura, in Veneto, nel 2003, sono state create complessivamente 8 associazioni forestali. Ad oggi, solo due di queste associazioni sono ancora attive: (i) l’Associazione Forestale di Pianura<\/a> (AFP) e l’Associazione Forestale Vicenza<\/a> (AFV). Per entrambe le associazioni, la condivisione dei costi relativi alla pianificazione forestale e l\u2019attuazione di specifiche azioni di lobbying sono state le principali ragioni che hanno spinto i singoli proprietari forestali ad associarsi. Se per l’AFP l’azione di lobbying \u00e8 indirizzata alla ricerca e alla relativa promozione di investimenti privati a sostegno dell’erogazione di servizi ecosistemici forestali, nel caso dell’AFV le azioni di lobbying puntano principalmente ad organizzare la vendita congiunta di legname, in particolare di cippato a biomasse per impianti medio\/grandi.<\/p>\n

Per quanto riguarda, invece, normative di natura regionale che promuovono forme associative forestali, come richiesto dal Decreto Legislativo n. 227 del 18 maggio 2001, possiamo ricordare:<\/p>\n